In quest’articolo passeremo in rassegna l’evoluzione storica delle norme tecniche per le costruzioni e della normativa sismica in Italia. Ci avventureremo in un viaggio nel tempo, dal XVII secolo fino ad arrivare ai nostri giorni, mettendo in luce le svolte normative e individuandone i collegamenti con gli eventi storici e con i progressi della scienza e della tecnica.

Nel corso dell’articolo daremo un cenno anche alla struttura piramidale dell’impianto normativo italiano, facendo chiarezza sul significato e sulla gerarchia delle diverse fonti normative: Decreti Legge, Decreti Legislativi, Decreti Ministeriali e Circolari. In tal modo ti sarà più semplice capire quale normativa o documento tecnico abbia la priorità in caso di prescrizioni tecniche contraddittorie.
Buona lettura!
Storia delle Norme Tecniche in Italia: perché conoscerla
Perché un tecnico del settore costruzioni dovrebbe conoscere l’evoluzione storica delle Normative Tecniche in Italia?
Scommetto che ti stai ponendo questa domanda. Ecco due validi motivi, secondo la mia opinione, per cui vale la pena mantenere viva la memoria storica dell’evoluzione normativa.
Il primo motivo è di ordine pratico. Di fronte alla necessità di eseguire l’analisi di vulnerabilità sismica di un edificio esistente in muratura o in calcestruzzo armato, l’epoca di costruzione del fabbricato ti permetterà di inquadrare il contesto normativo esistente al tempo della sua realizzazione e di comprendere le scelte progettuali eseguite.
Per gli edifici esistenti in calcestruzzo armato le NTC2018 prescrivono di eseguire un progetto simulato applicando le Normative Tecniche vigenti all’epoca della costruzione per risalire ai dettagli costruttivi e alla distinta delle armature.
Il secondo motivo è di tipo culturale. Può risultare molto interessante collocare nel tempo le evoluzioni normative, collegandole ad eventi storici significativi: terremoti catastrofici, guerre, stravolgimenti dell’assetto politico, progressi della scienza e della tecnica.
Procedendo nella lettura di quest’articolo scommetto che uno schema ricorrente ti salterà subito all’occhio: il frequente susseguirsi di eventi sismici di elevata intensità nella nostra penisola è stato, di fatto, l’elemento catalizzatore che ha indotto a trasformare empiriche regole della buona prassi costruttiva in un impianto normativo basato su conoscenze scientifiche sempre più approfondite ed in continua evoluzione.
Direi che siamo pronti per partire alla scoperta dell’evoluzione normativa, iniziando dalle Norme Tecniche della prima metà del 1600.
Norme Tecniche per le costruzioni fra il 1600 e il 1700
L’evoluzione delle norme tecniche tra il XVII e il XVIII secolo in Italia è stata profondamente segnata da due eventi sismici catastrofici.
Il primo risale al 1627, anno in cui un violento terremoto colpì la Campania, il Sannio e le Puglie. In risposta a tale evento fu emanato il primo decreto sismico in Italia. Tale decreto proponeva il sistema baraccato alla beneventana come tecnica costruttiva in grado di resistere agli eventi sismici.

Il sistema baraccato prevedeva l’utilizzo di una struttura intelaiata in legno con ritti infissi in un basamento di muratura, le cui specchiature venivano chiuse con materiali leggeri (come canne e legname) cementati con malta.
Nella seconda metà del Settecento, la normativa tecnica compì un ulteriore passo avanti dopo il catastrofico sisma che distrusse Messina e la Calabria nel 1783. Nel marzo 1784, Ferdinando IV di Borbone emanò le Istruzioni per la ricostruzione di Reggio, istituendo di fatto il codice borbonico antisismico.

Questa legge non solo confermava l’efficacia del sistema baraccato, ma introduceva prescrizioni geometriche e sui materiali molto precise: veniva fissato lo spessore minimo delle murature a circa 65 cm, l’altezza dello zoccolo di fondazione a 130 cm e si imponeva l’uso di mattoni o pietre di piccole dimensioni, definite nei documenti dell’epoca come “abbracciabili dalla mano“.
Per garantire la stabilità del sistema costruttivo, la normativa prescriveva che la copertura poggiasse su cordoli di sommità collegati tra loro per formare un telaio strutturale orizzontale. Questa prescrizione è incredibilmente attuale e proposta ancora oggi dalla Normativa Tecnica vigente (te ne ho parlato in quest’articolo).
Norme tecniche per le costruzioni nell’800
Continuiamo il nostro viaggio nel tempo fino ad arrivare al XIX secolo. Vediamo di seguito le due Normative Tecniche più significative emanate nel corso dell’800.
Nel 1859 viene emanato da Pio IX il Regolamento Edilizio del Governo Pontificio a seguito dei terremoti in Basilicata (all’epoca facente parte del Regno delle due Sicilie) nel 1857 con ben 11,000 vittime, e di Norcia nel 1859. Questo regolamento stabiliva prescrizioni di tipo dimensionale e costruttivo per gli edifici in muratura, tra cui:
- altezza massima degli edifici fissata a 8,5 metri;
- spessore minimo delle murature, anche interne, pari a 60 cm;
- obbligo di una scarpata per le murature esterne pari ad almeno 1/20 dell’altezza;
- prescrizioni sul collegamento tra muri interni ed esterni e sull’allineamento verticale delle aperture;
- distanza adeguata di porte e finestre dagli angoli dei muri esterni e dalle estremità dei muri di tramezzature.

Nel 1884 viene emanato il Regio Decreto n. 2600 a seguito del terremoto di Casamicciola, nell’isola d’Ischia. Questo decreto introduceva i seguenti limiti tecnici:
- altezza massima delle nuove costruzioni limitata a 10 metri;
- divieto assoluto di realizzare strutture spingenti (archi, volte e tetti spingenti);
- limitazione della sporgenza dei balconi (sbalzi) ad un massimo di 60 cm.
Come puoi notare, anche nel corso dell’800 le prescrizioni della Normativa Tecnica si limitavano a regole della buona prassi costruttiva. Questo fattore va inquadrato nel contesto storico dell’epoca. L’ingegnere o l’architetto di formazione universitaria nei Politecnici emergenti dell’epoca, era chiamato per la progettazione di grandi opere pubbliche, infrastrutture o palazzi nobiliari, non per le abitazioni private.
La maggior parte delle case e dei palazzi privati nei borghi e nei centri storici degli agglomerati urbani veniva costruita dai mastri muratori o capomastri, basandosi su regole empiriche tramandate, non su calcoli strutturali. La sicurezza statica, di fatto, veniva associata alla ridondanza dei materiali, ad esempio mediante la realizzazione di murature portanti molto spesse.

Norme tecniche per le costruzioni nella prima metà del ‘900
Il XX secolo segna un evoluzione cruciale che vede l’introduzione dell’obbligo di verifiche numeriche rigorose sui livelli tensionali nei materiali strutturali per garantire la sicurezza delle costruzioni.
Come detto in precedenza, fino al XIX secolo la sicurezza delle costruzioni si basava esclusivamente sul rispetto di specifiche regole tecniche e geometriche di buona pratica costruttiva, le cosiddette regole dell’arte.
Il punto di svolta è segnato dal D.M. 10 gennaio 1907 che introdusse le prime norme tecniche per le opere in cemento armato, rendendo obbligatori i calcoli statici per dimostrare il rispetto delle tensioni ammissibili nei materiali strutturali.
A seguito del catastrofico terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 si ebbe una svolta decisiva con il Regio Decreto n. 193 del 1909. Tale decreto istituì la prima classificazione sismica nazionale e impose vincoli strutturali quali l’utilizzo di strutture intelaiate in legno, ferro o cemento armato, confermando il divieto sulla realizzazione strutture spingenti.

Negli anni successivi, la legislazione ha affinato ulteriormente la valutazione dell’azione sismica (D.L. n. 1526 del 1916) e introdotto ufficialmente le categorie sismiche (prima e seconda categoria) con i decreti del 1926 e del 1927 che stabilivano limiti differenziati per altezze e numero di piani.
Una svolta importante per l’edilizia privata fu l’emanazione del Regio Decreto Legge n. 1981 del 1927, che estese la disciplina del cemento armato anche all’ambito privato e sancì l’obbligo di un progetto esecutivo firmato e diretto esclusivamente da un ingegnere.
Questo ciclo evolutivo si concluse con l’emanazione del Regio Decreto Legge n. 2229 del 1939 (noto come “Regolamento del 1939”), che, basandosi sul metodo delle tensioni ammissibili, divenne il pilastro normativo per tutta la ricostruzione del dopoguerra e per le grandi infrastrutture italiane fino agli anni ’70.
Norme tecniche per le costruzioni nella seconda metà del ‘900
Nella seconda metà del Novecento, la normativa tecnica italiana ha compiuto il passaggio cruciale verso un approccio scientifico moderno, abbandonando progressivamente la rigidità del Regolamento del 1939 che, basato sul metodo delle tensioni ammissibili, ha continuato a guidare la progettazione strutturale fino agli anni ’70.
Una prima evoluzione significativa avvenne con la Legge n. 1684 del 1962, che introdusse nuovi limiti di altezza e la considerazione delle condizioni geologiche per la valutazione dell’azione sismica.
Tuttavia, il vero spartiacque normativo è rappresentato dal binomio legislativo degli anni ’70: la Legge 1086/1971, che disciplinò le opere in cemento armato e acciaio e la Legge 64/1974 che stabilì il quadro di riferimento per la classificazione sismica nazionale e la redazione delle norme tecniche.
Dagli anni ’80, in seguito al terremoto dell’Irpinia, la normativa tecnica si è affinata con l’introduzione della terza categoria sismica e di criteri probabilistici più avanzati derivanti dagli studi del CNR. In questo periodo vennero codificati aspetti fondamentali come le indagini sui terreni (1981-1988), la stabilità dei pendii e le norme specifiche per gli edifici in muratura e il loro consolidamento (D.M. 20/11/1987).

Il secolo si è concluso con il D.M. del gennaio 1996, che ha segnato l’inizio della transizione vera e propria verso il metodo degli stati limite e l’allineamento agli Eurocodici, introducendo il coefficiente di risposta “R” per la definizione delle forze sismiche.
Infine, con la Legge Bassanini (1997) e il D.L. 112/1998, la competenza per l’aggiornamento degli elenchi delle zone sismiche è stata ufficialmente trasferita dallo Stato alle Regioni.
Norme tecniche per le costruzioni: dal 2000 ad oggi
Dal 2000 in poi, la normativa tecnica italiana ha vissuto una trasformazione radicale, abbandonando definitivamente l’approccio puramente prescrittivo per adottare una filosofia prestazionale allineata agli standard europei.
Il primo grande punto di svolta è rappresentato dall’OPCM n. 3274 del 2003, emanata in seguito al terremoto del Molise (2002) , che ha rivoluzionato il settore classificando l’intero territorio nazionale come sismico (suddiviso in 4 zone) e introducendo obbligatoriamente il calcolo semiprobabilistico agli stati limite, l’uso degli spettri di risposta e il criterio di gerarchia delle resistenze.
Dopo la parentesi del D.M. 14 settembre 2005 (NTC 2005), si è giunti alle NTC 2008 (D.M. 14 gennaio 2008), divenute pienamente cogenti dopo il sisma dell’Aquila (2009). Queste norme hanno sancito il totale recepimento degli Eurocodici e hanno definito con chiarezza le prestazioni attese attraverso quattro stati limite: operatività, danno, salvaguardia della vita e collasso.

L’attuale quadro normativo è regolato dal D.M. 17 gennaio 2018 (NTC 2018), che ha affinato i criteri di verifica per le strutture esistenti e introdotto concetti innovativi sulla durabilità dei materiali e sulla qualificazione dei prodotti strutturali.
Gerarchia dell’impianto normativo italiano: una struttura piramidale
Per un tecnico che opera nel settore delle costruzioni, comprendere la gerarchia dell’impianto normativo è fondamentale per districarsi tra vari obblighi e istruzioni applicative.
La gerarchia dell’ordinamento italiano segue un ordine piramidale in cui la fonte superiore prevale sempre su quella inferiore in caso di contrasto. Nel contesto delle norme tecniche, la struttura è così suddivisa:
1. Fonti Primarie (hanno forza di legge):
- Legge (L.): è l’atto fondamentale approvato dal Parlamento. Definisce i principi generali e i quadri di riferimento. Esempi cardine sono la Legge 1086/1971 (opere in c.a. e acciaio) e la Legge 64/1974 (costruzioni in zona sismica), che hanno stabilito le basi per tutte le norme tecniche successive.
- Decreto Legge (D.L.): è un atto provvisorio emesso dal Governo per casi di “necessità e urgenza”, come dopo un terremoto. Deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decade. Un esempio è il D.L. 6/1998 per il sisma Umbria-Marche, poi convertito nella L. 61/1998.
- Decreto Legislativo (D.Lgs.): è un atto del Governo emanato su delega del Parlamento (Legge Delega) per materie complesse o riordini normativi. Un esempio è il D.Lgs. 301/2002, che ha apportato modifiche al Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001).
2. Fonti Secondarie (attuazione tecnica)
- Decreto Ministeriale (D.M.): è lo strumento principale per la definizione delle Norme Tecniche (NTC). La Legge (es. L. 64/74) delega il Ministro competente (oggi il MIT) a emanare e aggiornare i dettagli tecnici mediante Decreti Ministeriali (D.M.).
3. Strumenti Amministrativi e Istruzioni
- Circolare (Circ.): non è una legge e non può introdurre nuovi obblighi normativi che contrastino con i decreti. Il suo scopo è fornire istruzioni interpretative e applicative agli uffici e ai tecnici su come applicare correttamente una norma o un D.M. Un esempio fondamentale per gli strutturisti è la Circolare n. 7/2019, che ha fornito le istruzioni per l’applicazione delle NTC2018.

Volendo sintetizzare, la Legge fissa l’obbligo e la cornice, il Decreto Ministeriale stabilisce i parametri tecnici (cosa fare e come calcolare), la Circolare spiega come interpretare e applicare operativamente tali parametri.
Una nota a parte meritano le Ordinanze (OPCM). In situazioni eccezionali, come dopo il terremoto del Molise del 2002, sono state utilizzate le Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM), come la 3274/2003, per introdurre rapidamente nuove classificazioni sismiche e norme tecniche di moderna concezione prima della loro definitiva stabilizzazione in Decreti Ministeriali.
Conclusioni
Il nostro viaggio nel tempo e nella tecnica termina qui.
Un filo comune ha caratterizzato l’evoluzione normativa del nostro paese: ogni grande aggiornamento delle Norme Tecniche per le costruzioni è stato la risposta resiliente a eventi catastrofici, dal terremoto della Capitanata del 1627 a quello dell’Aquila nel 2009.
Il punto di svolta lo si può associare alla transizione di inizio ‘900 tra un’epoca in cui la sicurezza strutturale era affidata a regole geometriche senza l’obbligo di calcolo numerico e la moderna filosofia prestazionale introdotta con l’approccio degli Stati Limite.
Grazie per aver letto fin qui, spero tu abbia trovato interessanti ed utili i contenuti di quest’articolo. Puoi lasciare la tua opinione nei commenti in fondo alla pagina. Sono curioso di conoscerla.
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Al prossimo articolo.
Marco
Codice articolo: 280





Ciao Marco, vado un po oltre i commenti tecnici…io ti seguo da un po ed ovviamente oltre a ritenerti un bravissimo strutturista ti reputo un ottimo divulgatore. Mi sembri Alberto Angela, hai una capacità di raccontare in maniera concisa e comprensibile anche ad un bambino di 5 anni dei concetti a volte difficilissimi da comprendere. Con questo articolo per me hai dato il meglio, ti suggerirei di fare un opuscolo, magari da distribuire anche nelle scuole e/o nelle biblioteche civiche italiane.
Ciao Domenico, ti ringrazio per il commento e per le belle parole. Apprezzo anche il tuo consiglio.
Saluti
Marco
Complimenti Marco,
ti ringrazio per il tuo impegno, ottimo lavoro.
Grazie del commento 🙂
Molto apprezzabile questo “profilo storico” anche per la sua unitarietà (una ricostruzione organica e coerente) che si è incentrata sull’aspetto del dimensionamento sismico, dato che il leit-motiv della narrazione è proprio l’evoluzione dei principi normativi di rilevanza sismica.
In realtà la normativa storica e tutto l’insieme dei contenuti specie dei Trattatisti dell’800 (celebre tra gli altri il Curioni di Torino con il Trattato sull’Arte di fabbricare, ma anche il Nicola Cavalieri San Bertolo con il Trattato di Idraulica e Costruzioni) abbraccia una visione molto più ampia che spesso include la considerazione sismica, non come aspetto separato, ma come parte integrante della concezione per la “robustezza strutturale” che poi la Normativa più recente ha ripreso e rivalutato anche con riguardo ai fondamentali requisiti di durabilità del Costruito.
Ciao Giuseppe, grazie per aver condiviso la tua riflessione.
bellissima ricostruzione storica ma io sogno un mondo ed un paese dove la regola dell’arte prevale sempre e comunque……
la normativa è sempre postuma, a volte incompleta ma quasi sempre interpretabile e/o carente..
abbiamo 2000/3000 anni di mondo senza normativa e migliaia di edifici ancora indistruttibili..
per cui…
buon lavoro
Grazie per aver condiviso il tuo pensiero
Grazie per la ricostruzione dell’evoluzione normativa tecnica per le costruzioni; ben fatta e molto utile
Ti ringrazio 🙂
Ottima ricostruzione esplicativa di come si sia arrivati alle normative attuali, sempre però in seguito a tragedie a volte evitabili quantomeno nelle proporzioni. Unica osservazione avrei focalizzato meglio il terremoto del Molise del 2002 con la tragedia di San Giuliano di Puglia (vittime 27 bambini ed una maestra) che diede l’impulso, con l’OPCM n. 3274 del 20/03/2003, alla revisione dell’impianto normativo e soprattutto alla revisione della classificazione sismica del territorio Italiano ancora ferma alla zonazione sismica del 1984 (dichiarata insufficiente dalla Commissione Grandi Rischi già nel 1998).
Seguo spesso il sito e ho trovato molto interessanti i numerosi articoli riguardanti la geotecnica.
Con l’augurio di un buon lavoro.
Emanuele Doria
Geologo
Grazie del commento Emanuele